ECircular per l’ambiente

Spreco alimentare: un approccio sistemico per la prevenzione e la riduzione

In-House Sales Training

Sprechi sistemici, connessioni, effetti e strategie di resilienza

Definendo il fabbisogno umano di energia alimentare come la quantità necessaria della stessa per equilibrare il dispendio energetico e mantenere una buona salute a lungo termine; lo spreco sistemico in Europa e in Italia, misurato in energia alimentare, potrebbe essere pari a circa il 63% di quella disponibile.
A incrementi globali di fabbisogno seguono eccessi di prelievi, forniture, consumi e aumenti esponenziali dello spreco (32 volte superiori rispetto a quelli del fabbisogno).
L’impronta ecologica dello spreco alimentare incide sul deficit totale di biocapacità per il 58% nel mondo, il 30% nel Mediterraneo, il 18% in Italia, dove lo spreco alimentare impiega il 50% della biocapacità.
Per far rientrare i sistemi alimentari all’interno delle capacità ecologiche gli sprechi sistemici andrebbero ridotti strutturalmente ad almeno un terzo degli attuali nel mondo, a un quarto in Italia. Per raggiungere questo obiettivo diverse sono le strategie da seguire, tra cui: assegnare maggior valore sociale ed economico al cibo; favorire una produzione e un accesso equi al cibo, evitare eccessi commerciali e spettacolari. I fabbisogni totali e le eccedenze vanno ridotti, la produzione ecologica e autosufficiente va sostenuta e aumentata, invertendo il consumo di suolo agricolo/naturale, sostenendo reti alimentari alternative, aggregando comunità resilienti, riducendo i prodotti animali, iper-processati, grassi insalubri, sali, zuccheri, contenendo i legami con i sistemi finanziari e il commercio internazionale, favorendo esempi di bioeconomia (quasi) circolare che evitino il cosiddetto ‘paradosso di Jevons’ (simultanei aumenti di efficienza e di risorse totali consumate).

Fonte: ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale